I SOLISTI
DEL SAN CARLO
Martucci/ Longo -Napoli tra due secoli
ACHILLE LONGO
QUINTETTO PER QUARTETTO D'ARCHI E PIANOFORTE
1 - MODERATO - ALLEGRO DECISO
2 - LARGO
3 - ALLEGRO VIVACE
GIUSEPPE MARTUCCI
QUINTETTO OP. 45 PER QUARTETTO D'ARCHI E PIANOFORTE
1 - ALLEGRO GIUSTO
2 - ANDANTE CON MOTO
3 - SCHERZO - ALLEGRO VIVACE
4 - FINALE ALLEGRO CON BRIO
Se si tiene presente che la composizione del Quintetto op.45 per quartetto
d'archi e pianoforte di Giuseppe Martucci risale al 1878 e quello di Achille
Longo è del 1934, apparirà chiaro che tra questi due prodotti
musicali è passato un ampio mezzo secolo tra Ottocento e Novecento;
un mezzo secolo che riveste per la città di Napoli e per la sua attivissima
vita musicale un'importanza straordinaria. Giuseppe Martucci nacque a Capua
nel 1856. Fu bambino prodigio alla tastiera ed ebbe tra i docenti al Conservatorio
di Napoli il napoletano Beniamino Cesi (1845-1907), che non poco contribuì
alle glorie dell'istituto nel quale operava Francesco Cilea, il raffinato
autore dell'Adriana Lecouvreur. Alessandro Longo (cioè il padre di
quell'Achille il cui quintetto viene eseguito in questo cd) fu anch'egli tra
gli allievi di Cesi. All'epoca delle prime composizioni pianistiche di Martucci,
Napoli, ex capitale del regno delle due Sicilie, rimaneva città di
respiro europeo. Con quasi mezzo milione di abitanti, e con il vivace flusso
dei visitatori portati dalla voga del Grand Tour, la splendida, allegra e
cosmopolita città era culturalmente vivissima. Proprio negli anni in
cui Martucci faceva conoscere il quintetto che ascolteremo, una giovane e
sconosciuta attrice veneta, Eleonora Duse, coglieva a Napoli il suo primo
grande trionfo, nel Teatro dei Fiorentini. Apprezzando il nuovo e misurato
stile di quella giovane artista, la città si rivelava sensibile e aperta
alle novità più di ogni altra in Italia. Era la stessa Napoli
libera e franca che nel 1897 accoglieva cordialissimamente un Oscar Wilde
in disgrazia dopo la scarcerazione, ammalato e povero, mentre la pudibonda
comunità inglese lo ostracizzava spietatamente. Ma torniamo a Giuseppe
Martucci: ammirato da Liszt a Roma e da Anton Rubinstein a Napoli, salutato
a Londra come "pianist of continental fame", nella prima parte della
sua carriera si dedicò alla composizione, e qui se ne ascolta un precoce
saggio che, grazie all'interpretazione dei Solisti del San Carlo, rende omaggio
al carattere del suo pianismo: incisivo, calligrafico, virtuoso. La figura
di questo musicista è ancora oggi collegata ai "complessi di inferiorità"
con cui un settore del nostro paese guardava all'assenza, nel tardo Ottocento,
di una forte tradizione sinfonico-strumentale italiana; e il nome di Martucci
è per così dire riassuntivo dei nobili tentativi fatti dalla
intellighentsia italiana per colmare tale lacuna, lacuna peraltro non molto
profondamente sentita dal grande pubblico. Napoli lo ha avuto come direttore
della Società del Quartetto Napoletano tra il 1880 e il 1886 e del
Conservatorio di San Pietro a Majella dal 1902 al 1908. Il percorso compositivo
del "primo Martucci", autore prettamente pianistico, è ancora
in gran parte da riscoprire e da segnalare agli esecutori di oggi. Alla primissima
fase di romanze, studi, capricci e barcarole che rientrano nel filone del
nostro pianismo meridionale, seguì ben presto l'assimilazione della
severa scuola classicistica di Beniamino Cesi; l'idioma di Martucci si personalizzò,
alla sciolta cantabilità si associarono una struttura nitida, una scrittura
lucida, una apprezzabile raffinatezza lirica. Sigismund Thalberg fa in tempo,
a Napoli, a forgiare la statura culturale di Cesi; e quest'ultimo vantò
una ricca schiera di allievi; Cilea e Martucci, si è detto; ma anche
Alessandro Longo ( 1864-1945), calabrese divenuto napoletano di elezione,
dell'importante dinastìa musicale dei Longo, padre del secondo autore
eseguito in questo concerto. Il capostipite fu Achille Longo, nato in provincia
di Reggio Calabria nel 1832. Compositore fecondo, docente di piano e direttore
di banda musicale, morì a Napoli nel 1871. Suo figlio Alessandro è
passato alla storia per essere stato il primo a studiare in profondità
la produzione di Domenico Scarlatti. Alla scomparsa di Martucci nel 1909 la
vita musicale napoletana subì una battuta d'arresto: Longo si adoperò
per risollevarla. Fu didatta insigne, avendo tra gli allievi -al Conservatorio
di San Pietro a Macella- Franco Alfano, i pianisti Paolo Denza (da non confondere
con il più popolare Luigi) e Tito Aprea ( padre del direttore d'orchestra
Bruno), che fu anche compositore. Nel 1914 Alessandro Longo fondò a
Napoli la rivista "L'arte pianistica", di cui fu redattore e direttore.Veniamo
così a suo figlio Achille, il compositore che ci interessa. Nacque
a Napoli nel 1900, dove muore nel 1954. Naturalmente il padre gli trasmise
un prezioso insegnamento musicale e pianistico. Al Conservatorio di Napoli
Achille ebbe tra i maestri il catanese Antonio Savasta (1874-1959), interessante
figura di didatta, al quale si deve la formazione musicale anche di Terenzio
Gargiulo e di Mario Pilati. La preparazione musicale di Achille Longo fu severa
e completa: pianoforte, organo, composizione, armonia e contrappunto furono
oggetto di assidui studi e in seguito materia di insegnamento ai conservatori
di Parma e di Napoli. La sua produzione fu vocale, strumentale e soprattutto
cameristica, caratterizzata da una nota elegantemente personale. Il suo quintetto
con pianoforte -che ascoltiamo in questa preziosa incisione- è da attribuire,
lo si è detto, all'anno 1934. Nella lettura che i Solisti del San Carlo
fanno di questo autore emerge una traduzione quieta, senza toni esasperati,
una lettura ed espressiva, che conosce la delicata arte del sussurro.
Laura Valente
Ufficio Stampa - Teatro di San Carlo